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              PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA  ALLA "GALLERIA DEL LOGGIATO" CESENA 1996

La mostra di Oria presenta alcuni motivi di sicuro interesse. Provo, seppur brevemente,a indicarne alcuni.
Innanzi tutto, ritengo segnalabile, questo nuovo affacciamento, con Oria, sulla scena figurativa cesenate
nel segno di una qualità imprevista, e a tratti assai sorprendente.
Non è certo a caso di recuperare qualche linea di ragionamento sullo "stato dell'arte" attuale a Cesena.
Tuttavia, mi pare che in questa persistente tendenza implosiva manifestata dalla creatività locale a partire almeno
dagli anni ottanta, l'opera di Oria si proponga oggi con ben precisa ragion d'essere ed un credibile indirizzo di ricerca e di stile.
L'esposizione odierna se, dell'artista, attesta la raggiunta soglia della maturità, ne ripropone anche le tappe
fondamentali del percorso creativo. Su questo non sfuggono esiti di un inizio apparentemente ingenuo, marcato
da un'insorgente disposizione a significare qualcosa, sia che si trattasse di figurare la realtà immediata di una specie di casalingo "plein air", come pure di rendere per segni e per colori meditazioni interiori sulle apparenze del mondo.
Penso, che questa ingenuità, da intendersi per davvero nel senso etimologico, sia presente anche nel lavoro più recente di Oria. Solo che, nel frattempo, si è andata precisando, la struttura d'ogni singolo quadro, come pure
si sono via via raffinati gli strumenti della tecnica pittorica fino a raggiungere punte d'eccellenza, ad esempio, nella serie di tavolette con "nature morte" di frutta e fiori. Così , dall'iniziale, fervida e un poco imbarazzata tensione verso una buona resa pittorica del suo piccolo, grande mondo di immagini, Oria è giunta in breve, passando attraverso
una cosciente selezione dei suoi interessi, a definire il proprio spazio creativo.
In esso,  l'artista sembra tuttora dibattersi nel tormentoso dilemma del vero-non-vero. Al segno prevalentemente
chiuso delle sue immagini, eccola scegliere in alcune composizioni la materia frastagliata, tipica di un quasi
"non finito". Eccola ancora, Oria, spostarsi da reminescenze vedutistiche di certe marine e di certe spiagge,
alla sperimentazione in chiave, verrebbe da credere, transfigurativa di temi narrativi come quelli scaturiti da
manifeste suggestioni ecologiste ("Questa terra avrebbe veramente bisogno di un pò di pulizia: morale e materiale!"
scrive tra l'altro la pittrice in un suo "messaggio" esposto alla mostra).
A me, tuttavia, di Oria piace ancora una volta sottolineare il raggiunto equilibrio delle sue "nature morte": finite o
in abbozzo che siano, attraggono con quell'intensa, eppur opaca cromia che riporta all'ornato murale della
classicità; e stupiscono pure, con quel taglio di modernità che si enuclea in un rapporto tra oggetto e spazio
così poco fisico da risultare a dir poco problematico. Qui, davvero, la qualità non manca.

                                                                                         Orlando Piraccini